Funziona il mix attrattivo che punta, oltre che sulle opere, anche sui luoghi da scoprire o riscoprire Soddisfatto l’assessore Del Pozzo. Giovanni Trombetti: «Hotel pieni tra l’80 e il 90 per cento»
Si può davvero parlare di un ‘Modello Bologna’ quando si analizza Art City e il suo successo. Ne è convinto l’assessore alla Cultura Daniele Del Pozzo, nel ragionare sul programma densissimo di appuntamenti, quest’anno oltre 300, che dal 5 all’8 febbraio ha portato sotto le Due Torri migliaia di persone affamate di arte e di happenings. «Qualcuno potrebbe osservare che ci sono troppi eventi che rischiano di calpestarsi l’uno con l’altro – dice – ma tutti coloro che partecipano spontaneamente alla call di Art City, accanto ai musei e alle istituzioni, non si sentono in competizione perché l’organizzazione ben coordinata premia tutti». E aggiunge: «È l’organizzazione ad essere guardata con interesse da chi opera nel settore dell’arte e della cultura, e magari viene da altre città dove esperienze analoghe, stiamo parlando sempre di fiere dell’arte, scatenano una grande competizione». Conclusione: «Sarebbe un po’ controproducente, anche da parte nostra, fissare un tetto massimo o stabilire un limite e poi gli altri rimangono fuori». Bologna è una regola, direbbe qualcuno, e il potere attrattivo di Art City è stato riconfermato, per la proposta culturale «e per elementi particolarmente belli come il poter scoprire ancora luoghi nuovi della città, come l’ex chiesa di San Nicolò e l’ex caserma Boldrini, ad esempio. Ma anche posti che sono fondanti per la storia della città, come agli spazi recentementi aperti dell’università che ospitavano il programma speciale di Art City, il ‘Corpo della lingua’».
Ancora i dati dell’affluenza alla manifestazione cittadina curata da Lorenzo Balbi non ci sono, ma parlano di successo i numeri registrati da Federalberghi Bologna – tra l’80 e il 90% di occupazione in città -, il cui presidente Giovanni Trombetti sottolinea l’importanza dell’immagine di Bologna che viene esportata. «È quella – afferma – di una città organizzata con un livello culturale alto, il che ci permette di attirare molto turismo a livello nazionale ma anche internazionale, e svolgendosi anche di sera può essere un’opportunità per contrastare il degrado di situazioni da chiaroscuro e di riconquista di territori un po’ abbandonati». II ritratto del turista che ne esce è quello medio alto, «che si sta cercando di consolidare da anni» attento alla cultura ed è per questo che, auspica Trombetti, «sarebbe interessante avere altri appuntamenti del genere durante l’anno, ad esempio a maggio e a settembre. Si potrebbe parlarne con gli organizzatori, in particolare Bologna Welcome, perché la promozione è fondamentale e in questo si potrebbe investire la tassa di soggiorno».
Benedetta Cucci, Il Resto del Carlino 10 febbraio 2026