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«Più reti di vicinato. Scongiurare la desertificazione dei centri storici»

II direttore regionale di Ascom, Pietro Fantini, analizza le prospettive del settore tra luci e ombre

ARCHIVIATO UN 2025 in cui il clima di incertezza internazionale ha pesato sui consumi, ma senza fermare il pil regionale, il nuovo anno deve segnare il passaggio a una strategia di crescita strutturale per il settore Terziario. E’ questa, in sintesi, l’analisi di Pietro Fantini che dirige Confcommercio Emilia Romagna.

Fantini, cosa salvare dell’annata passata?

«Le manovre di bilancio e assestamento hanno confermato le risorse per i nostri settori, oltre alla quota sui fondi europei alle imprese. È stata positiva l’individuazione di ulteriori 11 milioni di euro per dare ossigeno finanziario al rinnovamento di alberghi e campeggi, e testare la propensione agli investimenti».

E cosa no?

«Occorre non fermarsi e agire in fretta perché il commercio tradizionale rischia di uscire dal perimetro competitivo. Le piccole superfici commerciali di vendita soffrono per l’erosione del potere d’acquisto e per le spese incomprimibili di affitti, utenze e tariffe. Il calo delle imprese alimenta la desertificazione commerciale».

Quale categoria soffre di più?

«La filiera della moda è alle prese con una crisi strutturale che investe i negozi di abbigliamento, calzature e pelletteria in una concorrenza impari con le grandi piattaforme dell’e-commerce. Nei primi dieci mesi del 2025, di contro, il movimento turistico è stato complessivamente positivo, sostenuto dai mercati esteri, ma con andamenti differenti per destinazione».

Auspici e aspettative per questo 2026?

«La conclusione del Pnrr impone una riflessione sulla sostenibilità degli investimenti e sposta l’attenzione sul nuovo quadro finanziario pluriennale Ue e sul futuro dei fondi europei. È indispensabile che i finanziamenti, fonte di sostegno alla competitività, siano gestiti attraverso strumenti semplificati, evitando razionalizzazioni calate dall’alto che ignorano la specificità locale e d’impresa».

Decisivo il compito delle Regioni.

«Devono poter continuare ad esercitare un ruolo centrale nella programmazione per individuare gli ambiti di priorità su cui intervenire, soprattutto dinnanzi a un contesto inusuale come quello attuale che vede convivere situazioni ripetute di crisi con opportunità di innovazione mai viste fino ad oggi. Questa complessità che impatta sulle imprese deve tradursi in strategie, investimenti e nuove competenze, superando gli schemi utilizzati fino ad oggi».

Su cosa puntare?

«In questo scenario di cambiamento la digitalizzazione diventa fondamentale perché gli operatori che hanno saputo integrare spazio fisico e digitale per specializzare l’offerta sono quelli più resilienti».

Non solo.

«La prossimità è un valore aggiunto. II commercio locale va sostenuto in un processo di specializza *** zione della sua funzione economica e sociale per garantire servizi di qualità, sicurezza e identità alla rete distributiva, e accompagnato con una riduzione del carico fiscale. Senza la rigenerazione urbana i centri storici si svuotano e i piccoli comuni perdono funzioni essenziali».

E per il turismo?

«La sfida si gioca sulla qualità diffusa: territorio, ricettività, servizi e collegamenti. È il momento di avviare un’analisi sulla capacità di generare e trattenere valore sul territorio attraverso un piano di programmazione che fornisca strumenti e attivi investimenti per riqualificare e destagionalizzare l’offerta. Le attività di promo-commercializzazione devono proseguire con il lavoro di consolidamento e rafforzamento sui mercati esteri, con continuità e azioni innovative. Le destinazioni dovranno riposizionarsi, anche nella loro capacità di attrarre investimenti per competere su scala globale».

Richieste di Confcommercio Emilia Romagna per un 2026 da cambio di marcia?

«Siamo all’ultimo miglio di attuazione della legge sull’Economia Urbana che è anche il più rilevante. A livello locale abbiamo coinvolto le imprese nella costituzione degli Hub e con i Comuni stiamo condividendo progetti per caratterizzarli come nuovi perimetri per lo sviluppo delle reti di vicinato e la rigenerazione del tessuto urbano. Questa fase così decisiva deve essere sostenuta da stanziamenti adeguati e stabili di risorse da parte della Regione per partire con il piede giusto e dare fiducia».

Altro?

«La lotta al dumping contrattuale deve diventare un punto condiviso del nuovo Patto per il Lavoro riconoscendo premialità e semplificazioni per le imprese che applicano i contratti collettivi nazionali del lavoro sottoscritti dalle Organizzazioni comparativamente più rappresentative».

Chiosa sul capitale umano.

«Per i nostri settori che vivono di prossimità e relazione, il fattore umano è fondamentale. Per questo motivo, la formazione e il partenariato con il mondo dell’istruzione sono asset strategici per il ricambio generazionale e delle competenze».

Mattia Grandi, Resto Carlino Top aziende – 30 gennaio 2026

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