Viale Aldo Moro ammette che l’infrastruttura, al momento, non arriverà al Pilastro Manca infatti la certezza della ristrutturazione del ponte di San Donato Sassone (FdI): «Quel cantiere non si aprirà, ennesimo fallimento del Comune»
Se Cristo si è fermato a Eboli, la linea rossa si è fermata a San Donnino. Non è una parafrasi del romanzo di Carlo Levi, ma quello che la Regione mette nero su bianco rispondendo a una interrogazione del consigliere Francesco Sassone (Fratelli d’Italia) in merito ai tempi dei lavori per il tram. Al centro del discorso il rispetto dei paletti imposti dal Pnrr, che scadrà a giugno: per non infrangere i termini e vedersi costretti a restituire i fondi europei, sarà sufficiente completare le due linee, la rossa e la verde, rispettivamente da Borgo Panigale fino alla fermata prima del cavalcavia di San Donato e da via dei Mille fino alla fermata ‘Shakespeare’, all’intersezione con via Bentini. Per vedere il tram al Pilastro, insomma, bisognerà aspettare. Non è ancora chiaro fino a quando. Secondo i meloniani per molto tempo, forse per sempre. Secondo Viale Aldo Moro, invece, la fermata della ‘Rossa’ a San Donnino svolgerà le funzioni di capolinea solo «provvisoriamente». Tutto, però, è legato ai lavori del Passante.
Ovvero alla battaglia per allargare lo snodo autostradale di Bologna, che va avanti da oltre 30 anni e su cui molti bolognesi hanno quasi perso le speranze. Nel mirino c’è proprio il ponte di San Donato, infrastruttura da rimettere in sesto, con i lavori già programmati a suo tempo che rientrano nel ‘pacchetto’ degli interventi legati proprio al Passante. Con l’ipotesi ormai tramontata del Passante di Mezzo e con quella molto più probabile di un ‘mini-progetto’, che prevederebbe soltanto una nuova, terza corsia dinamica sulla Tangenziale – senza andare a toccare l’autostrada –, il rischio è che il cavalcavia bisognoso di riqualificazione resti fuori. Comune e Regione hanno già ribadito la volontà di inserire l’operazione dentro i lavori che verranno, e Autostrade ha sottolineato di voler provvedere ai cantieri all’interno del piano legato a cavalcavia e viadotti, ma a oggi non c’è ancora certezza né sul come né sul quando. «Resta in ogni caso, come dichiarato dal sindaco Matteo Lepore, l’intenzione di proseguire i lavori per completare la linea rossa dal cavalcavia autostradale fino al capolinea est, in zona Pilastro, dopo giugno 2026», scrive la Regione. Non è soddisfatto Sassone, che rincara la dose: «Prima il passo indietro sul capolinea a Castel Maggiore della linea Verde, ora la conferma che la linea Rossa si fermerà a San Donnino – sottolinea il meloniano –. Prima che il tram arrivi a un altro grande fallimento targato Pd di Bologna, che risponde al nome di Fico (ora Grand Tour Italia, ndr), passeranno ancora anni.
A oggi manca persino un protocollo che indichi i tempi, ma soprattutto i modi degli interventi da realizzare sul ponte di San Donato». «Siamo di fronte all’ennesimo fallimento di Lepore – insiste Sassone –, che ha promesso più e più volte ai bolognesi la fine di tutti i lavori entro giugno di quest’anno e che il tram sarebbe entrato a pieno regime nel 2027. Certamente proverà a scaricare su altri le colpe di questa ennesima figuraccia, ma dopo le sentenze che hanno bloccato il Pug e la Città 30, per non parlare dell’ultimo rilievo di Anac sugli appalti, i cittadini hanno perfettamente capito che siamo di fronte a una giunta incapace di governare la città. E che a pagare le conseguenze di questa inettitudine sono proprio i bolognesi».
Francesco Moroni, il Resto del Carlino – 24 gennaio 2026