Il Tribunale accoglie il ricorso dei tassisti, appoggiato da Fratelli d’Italia. «Regole da motivare strada per strada». Salvini esulta: «No alle ideologie». I dem attaccano: «Una vergogna festeggiare. I meloniani? Mentono»
Addio andamento lento. Il Tar cancella la rivoluzione a 30 all’ora. I giudici amministrativi accolgono il ricorso presentato da alcuni tassisti e sostenuto da FdI e, a distanza di due anni dall’entrata in vigore della misura bandiera di Palazzo d’Accursio, decretano che «il limite è illegittimo». La sentenza del Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna non lascia spazio a dubbi, sebbene venga riconosciuto un piccolo ’contentino’: il giudizio arriva «a prescindere dai positivi effetti di riduzione degli incidenti avvenuti nel 2024 e 2025 e delle vittime». Il nodo, indicato dal Tribunale, era già stato indicato dalla direttiva vidimata dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini nel 2024: il limite dei 30 all’ora riguarda quasi il 70% della città, mentre manca la motivazione della scelta strada per strada. In pratica, «il limite non può essere generalizzato», ma va fissato in prossimità di luoghi sensibili come scuole, ospedali o simili.
Il problema – secondo i giudici – è che Bologna ha voluto allargare i nuovi limiti a quasi la totalità delle delle strade cittadine. Ma se il Comune con il sindaco Matteo Lepore annuncia che ‘Bologna Città 30’ «va comunque avanti perché serve a salvare vite», nel centrodestra – tutto – è un fiorire di attacchi. Lato governo esulta il ministro dei Trasporti Matteo Salvini che due anni fa ingaggiò con Lepore una battaglia ferocissima con la direttiva del Mit: «Il nuovo codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono le Zone 30, pensate per proteggere alcune aree sensibili». «Lepore e i suoi hanno speso decine di milioni di euro di risorse pubbliche per Città 30, buttando al macero i soldi dei bolognesi», attaccano Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega in Comune, e Cristiano Di Martino, segretario cittadino del Carroccio, che annunciano la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale. Linea annunciata anche da FdI con l’eurodeputato Stefano Cavedagna, mentre il capogruppo alla Camera dei meloniani, Galeazzo Bignami, si dice dispiaciuto «che il Tar abbia impiegato due anni per accogliere un ricorso la cui fondatezza era evidente».
Il senatore Marco Lisei affonda: «Il Tar mette fine a una forzatura arrogante. Vince il buonsenso». Sulla stessa linea Forza Italia: «La sentenza è una vittoria della realtà sull’ideologia», dichiarano la consigliera regionale Valentina Castaldini e il capogruppo Pietro Vignali. Stessa linea dagli azzurri locali (Stanzani, Massari e Faggioli): «Città 30 è una misura inutile», mentre chiedono «tavoli di confronto» i civici Samuela Quercioli e Gian Marco De Biase. Difende Città 30 lo stato maggiore del Pd col segretario Enrico Di Stasi e la capogruppo dem Giorgia De Giacomi: «È vergognoso che il centrodestra festeggi lo stop a un provvedimento che ha dimostrato di aver introdotto una maggiore sicurezza sulle strade». Non solo. De Giacomi accusa anche i meloniani di mentire: «FdI sostiene che il Tar abbia accolto l’esposto del loro ex consigliere comunale, Cavedagna. Ma il pronunciamento del Tar comunica che il Tribunale ha ‘escluso la legittimazione a ricorrere del consigliere comunale ricorrente’». Dispiaciuto l’ex sindaco Virginio Merola: «Una decisione del genere è difficilmente accoglibile, ancora di più dopo un tempo così lungo». Difende i nuovi limiti il comitato Bologna 30: «Chiediamo al Comune di riformulare i provvedimenti secondo le indicazioni del Tar e di rilanciare Città 30».
Rosalba Carbutti, Il Resto del Carlino – 21 gennaio 2026