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Il Passante diventa mini. L’A14 non sarà allargata. Ritocco alla Tangenziale

L’ipotesi allo studio: terza corsia dinamica per alleggerire il traffico cittadino. Ma l’Adriatica resterebbe così com’è, lasciando inalterato l’effetto imbuto

Da Passante Nord a Passante di Mezzo, fino a ‘Passante possibile’ (cioè con le risorse a disposizione) e, ora, a un mini-intervento che toccherebbe solo la tangenziale. Lasciando l’autostrada A14 così come la conosciamo: spesso intasata. È una storia infinita quella del nodo di Bologna, partita ormai tra la fine dei ‘90 e l’inizio dei Duemila e arrivata fino al 2026: in mezzo deviazioni, come il valzer dei vari progetti, e ostacoli, come l’aumento delle materie prime. Un surplus di costi che aveva fatto lievitare il prezzo della maxi opera, in grado di by-passare gli imbottigliamenti bolognesi e snellire il flusso dalla costa adriatica alla dorsale emiliana, fino a 3,5 miliardi. Ora la svolta, come riporta il comitato ‘Alternativa al Passante Nord’: al vaglio di Autostrade, Ministero dei Trasporti ed enti locali ci sarebbe l’opzione di ampliare a tre corsie solo la tangenziale di Bologna, mantenendo l’attuale configurazione dell’A14 nel tratto che costeggia le Due Torri, dove ora è presente una corsia d’emergenza dinamica – cioè pronta a essere aperta o chiusa in base alla mole di auto – che viene attivata «dalle 8 alle 12 ore al giorno». Tradotto: sulla tangenziale arriverebbe una terza corsia, con ogni probabilità dinamica, in quanto l’obiettivo è implementare questa tecnologia nell’intero sistema autostrada-tangenziale. Non è chiaro se su l’intero asse o solo in alcuni punti, ma ciò che sembra assodato è che non verrebbe allargata l’autostrada.

Poi c’è il grande rebus delle opere di adduzione. Quegli interventi, cioè, in grado di mitigare l’impatto dell’infrastruttura e dare un po’ di ossigeno – letteralmente – a città e provincia. Autostrade sembra aver garantito che ci saranno almeno 90 ettari di verde tra parchi e fasce boscate, nove chilometri di piste ciclabili e azioni per «ricucire» il territorio e «ristabilire le connessioni lente» con il sistema urbano. Non è chiaro il destino delle altre opere che inciderebbero sull’area metropolitana di Bologna e che da tempo chiedono sviluppo: dalla Trasversale di Pianura al Nodo di Funo, fino a rotatorie e altri impianti. La Regione le ha sempre confermate e le ha sempre ritenute una priorità: se non dovessero essere inserite nel nuovo ‘pacchetto’ del mini Passante (dove invece dovrebbero esserci le riqualificazioni da parte di Autostrade di ponti e viadotti) e realizzate in questa fase, la loro conferma verrebbe richiesta da Viale Aldo Moro nell’ambito della nuova concessione della rete autostradale, una volta scaduta quella in vigore (che termina nel 2038). Per saperne di più su tempi e dettagli dell’intervento, però, c’è ancora da aspettare. Fa fatica ad esultare Gianni Galli: «Sembra stia per essere partorito a dir poco un topolino – puntualizza il presidente del comitato ‘Alternativa al Passante Nord’ –. Noi non siamo mai stati cittadini per il ‘no’ ai progetti, ma abbiamo sempre ottenuto risposte vaghe e non definite. C’è stato un continuo rimpallo di responsabilità e ora siamo arrivati a questo intervento, insufficiente. Noi vogliamo corsie di emergenza sulle piattaforme e soprattutto che si lavori sulle opere di adduzione, che darebbero respiro dopo la mancata programmazione dagli anni Settanta in poi. Queste devono essere le priorità: gli amministratori devono fare di più».

Il Resto del Carlino, 10 gennaio 2026

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