In uno Stato di diritto la legge si rispetta
Diciamo subito che colore della pelle, etnia, provenienza, non ci interessano. In uno stato di diritto, contano la legge e il suo rispetto. Uguali per tutti. Il problema è che gran parte dei delinquenti che negli ultimi giorni hanno seminato lutto e dolore nelle stazioni ferroviarie, la legge l’hanno violata due volte. Uccidendo in un caso, picchiando e riducendo un innocente in fin di vita, nell’altro. Ma prima di tutto stando nel nostro Paese senza averne il diritto. Anzi. Con il dovere, l’ordine di andarsene. Il risultato delle loro gesta non cambia, ma la rabbia e l’allarme raddoppiano. E rilanciano anche la palla nel campo dell’ordine pubblico, dell’applicazione della giustizia, dei provvedimenti di sicurezza. Perché il killer di Bologna o i picchiatori di Roma, sono perfettamente descritti nelle loro ricche fedine penali: delinquenti seriali, e stranieri con inevitabili provvedimenti di espulsione. Allora, perché erano ancora in Italia, e non nel Paese di origine, in strutture di transito verso il rimpatrio, o in galera? Certo, lo Stato non può mettere in strada un poliziotto per ogni criminale. Ma non può nemmeno lasciare in circolazione chi non ne ha il diritto, qualunque passaporto abbia, a cominciare da quello italiano. Trovi il modo, faccia quello che ritiene più efficace nell’ambito della legge. Però, lo faccia visto che lo ha ordinato. Nero su bianco. Poi le stazioni e dintorni, multinazionali della insicurezza e del crimine. Non sono aree facili da controllare. Complesse, vaste, ramificate: 24 ore su 24. Ma le divise non mancano, se c’è volontà, e si trova intesa e coordinamento. I Comuni invocano più forze dell’ordine. Giusto. E i vigili? Girano con il libretto delle multe, ma pure con la pistola: polizia urbana, appunto. Con una riflessione finale: le carceri sono troppo poche e troppo piene. È vero. In molti casi, evidentemente, senza le persone giuste.
G. Canè, Il Resto del Carlino – 12 gennaio 2026