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«Con la caduta del monopolio nel diritto autorale ci saremmo aspettati un abbassamento dei costi, invece per le stesse ore di riproduzione musicale ora ci chiedono di pagare due volte»

Gianni Indino, presidente SILB-Fipe Emilia Romagna: «Dopo Covid e bollette alle stelle, non possiamo reggere questo ulteriore aggravio: il rischio è che le imprese spengano definitivamente la musica, così non ci sarà più nessuno a cui chiedere di corrispondere i diritti»

“Tra i tantissimi problemi di questo periodo, che stanno portando in una situazione di totale disagio il settore dell’intrattenimento da ballo, si è aggiunta una richiesta di quelle che non ti aspetti. A bussare alla cassa delle discoteche e dei locali da ballo – spiega Gianni Indino, presidente del SILB-Fipe dell’Emilia-Romagna aderente a Confcommercio – è la società che è entrata da qualche anno nel mercato del diritto autorale e adesso sta richiedendo la sua parte ai diversi settori. Con la caduta del monopolio sui diritti d’autore durato decenni ci saremmo aspettati che, come in tutti gli altri settori entrati nel libero mercato, i prezzi per noi “consumatori di musica” si andassero ad abbassare. Invece sta avvenendo l’opposto: le nostre imprese si trovano oggi a dover pagare entrambe le collecting society. Non chiediamo certo di non pagare i diritti che sono giustamente dovuti agli autori, ma non è possibile che per le stesse ore di riproduzione musicale adesso si debbano pagare due collecting society. E quando le società diventeranno di più, dovremo continuare a sommare spese? La musica è l’elemento centrale dell’offerta delle nostre imprese e la sua qualità differenzia i professionisti da chi scimmiotta il mestiere. SILB e FIPE continuano gli incontri per superare questo ostacolo ed evitare questa moltiplicazione dei costi a parità di repertorio utilizzato. Purtroppo chi opera nel nostro settore ogni giorno deve combattere con nuova burocrazia e maggiori costi di gestione. Le discoteche sono l’unica categoria dello spettacolo a pagare l’Iva al 22% e una tassa anacronistica come l’ISI, l’imposta sugli intrattenimenti che ammonta al 16%; aggiungendo anche i diritti autorali si ha la decurtazione di quasi il 50% del prezzo biglietto solamente per fare fronte alle imposte. È un sistema che non può reggere e soprattutto non può reggersi sulle nostre spalle. Invece della ripresa tanto auspicata dopo gli anni delle chiusure imposte per Covid, ora è arrivato il salasso delle bollette energetiche e si rischia che le chiusure siano definitive per costi oltre ogni possibilità. Questa distorsione nel mercato del diritto autorale non fa che aggravare la situazione con il rischio che le imprese spengano definitivamente la musica; se le aziende chiudono non ci sarà più nessuno a cui chiedere di corrispondere i diritti”

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