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II sì dei commercianti: «Spingere sulla qualità»

La categoria approva i cambiamenti proposti dal regolamento Unesco. Giancarlo Tonelli: «Cautele corrette». Ascom e Confesercenti: «Giusto rivedere i criteri, le regole devono essere chiare per tutti»

Soddisfatte le associazioni di categoria, da loro e dai Quartieri (oltre che dalla Regione) deve obbligatoriamente passare il regolamento Unesco prima di essere approvato. E il nuovo testo, soprattutto il nuovo articolo 3, è in corso di analisi in questi giorni sia da parte di Ascom Bologna, sia da parte di Confesercenti Bologna.

«Abbiamo condiviso dall’inizio il percorso che ha portato all’approvazione del Decreto Unesco, già nel 2019 – spiega Giancarlo Tonelli, direttore di Ascom Bologna -, una giusta misura per evitare che alcune strade, come accaduto in passato, arrivassero a trasformarsi a causa di troppi pubblici esercizi. Non solo, il commercio non alimentare con il proliferare degli stessi pubblici esercizi era improvvisamente andato in difficoltà, quel mix che era importante era di colpo sparito con pesanti ricadute su alcune categorie di utenza, come gli anziani. Ecco perché crediamo che garantire il commercio di qualità sia importante, in questi tre anni il numero dei progetti speciali approvati è stato comunque significativo e il fatto che si voglia approfondire le domande, con una verifica più stringente delle richieste, per noi è giusto. Come è giusto che dietro queste nuove iniziative economiche non ci sia solo una natura economica, ma anche un’esigenza legata al miglioramento della socialità della strada. Condividiamo l’approccio dell’amministrazione, certi che la porta per i progetti speciali meritevoli resti aperta, è corretto valutare caso per caso».

Confesercenti chiede trasparenza. «Siamo favorevoli alla proroga per tre anni del cosiddetto ‘Decreto Unesco’, che come noto si appoggia al codice dei Beni culturali – spiega Loreno Rossi, direttore provinciale -. Le maglie per ottenere le deroghe speciali erano molto larghe, quindi credo sia giusto proporre una modifica che consenta di catalogare meglio le richieste, chiarendo bene le modalità di ottenimento e i princìpi, eliminando tutti i dubbi che possono essere generati dall’eccessiva discrezionalità. Questo è importante, sappiamo che la delibera conterrà dei princìpi esatti che rimanderanno al regolamento, chiediamo che ci siano meno discrezionalità possibile e sempre la giusta trasparenza». Rossi vorrebbe anche «un tavolo di monitoraggio periodico, magari ogni sei mesi. Se devo esprimermi su come stia andando la misura e se devo dare un parere consultivo, può servire avere il riferimento di un tavolo condiviso».

Tra i progetti speciali approvati in questi tre anni c’è quello di Giovanni Favia, ex consigliere M5s (movimento che ha da tempo lasciato e attaccato) sia in Comune sia in Regione che ha aperto il suo ‘Piano piano’ in piazza Maggiore. Contestualmente, il progetto speciale del Comedy and Jazz Club che Favia aveva in animo di aprire in via Zamboni è stato stoppato dal Comune (e lui ha fatto ricorso al Tar), e con l’amministrazione Favia è in causa anche per l’insegna del ‘Piano piano’ e per un bagno ‘non a norma’. Ieri Favia la nuova insegna l’ha montata, i caratteri non sono più tondi, ma quadrati. «Mi hanno denunciato per abuso edilizio e sono l’unico tra gli esercenti in questa piazza che non ha l’autorizzazione per i dehors: se continua così, dopo cinque richieste rigettate, sarò costretto a chiudere il segmento ‘bar’ del ‘Piano piano’ perché sta fallendo – commenta amaramente -. II Comune modifica il regolamento ‘Unesco’? Mi danno ragione, è da sempre che dico quella norma, sbagliata, dà troppa discrezionalità alla politica. Mi hanno detto che via Zamboni ha troppi locali e non può aprirne un altro. Peccato che la deroga per la musica dal vivo fosse possibile, e io aprirei l’unico locale di quel tipo in quell’area, visto che gli altri sono spariti. Quest’amministrazione – continua Favia i progetti speciali deve sostenerli di più. E spiegare meglio quali sono i paletti per avere la deroga. Non vuoi troppi locali in una data strada? Ok, ma lo devi mettere nero su bianco, i paletti devono essere chiari e l’ok devono darlo i tecnici con una commissione imparziale, non certo i politici».

Paolo Rosato, Il Resto del Carlino – 14 maggio 2022

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