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La Pannuti e l’Ant: «Vogliamo essere coinvolti nella campagna per fare i sieri»

La figlia del fondatore dell’Associazione per la lotta ai tumori lancia un appello agli amministratori della sanità pubblica: «Noi ci siamo»

«Sinceramente non capisco perché non ci abbiano chiesto ancora di partecipare come Ant alla campagna di vaccini. Dicono non ci siano abbastanza sieri, ma hanno fanno tante convenzioni con varie strutture per iniettarli. Abbiamo a Bologna trenta medici e altrettanti infermieri, cinque ambulatori. La nostra aula magna in via Jacopo di Paolo può diventare un centro vaccinazioni». Raffaella Pannuti, presidente dell’Ant, lancia un appello agli amministratori della sanità pubblica. «Noi ci siamo». La figlia del fondatore dell’Associazione per la lotta ai tumori, l’oncologo Franco, non vuole far polemiche, ma nemmeno stare zitta. «Questi mesi di pandemia hanno evidenziato il ruolo strategico dell’assistenza domiciliare nella rete di cura, così come il contributo fondamentale che enti del terzo settore come Ant possono dare. Nel primo trimestre di quest’anno solo su Bologna sono entrati in assistenza 600 nuovi pazienti oncologici. Tanti purtroppo».

Chiedete un accordo per la vaccinazione ai malati e non solo per rendere ancora più completa l’assistenza domiciliare?

«Certo. E per mettere in sicurezza più persone sì può, prima si può. L’impatto positivo che un’attività come la nostra ha sulla qualità della vita dei cittadini, soprattutto in questi difficili frangenti, è stata in alcuni casi riconosciuta anche dalle istituzioni: ad esempio la Asl di Bologna ha scelto di integrare sempre di più la Fondazione nella rete di cura».

Problemi di gestione politica?

«Credo burocratica. A Imola per esempio non c’è la disponibilità che esiste a Bologna. In Regione con il presidente Bonaccini e l’assessore Donini andiamo d’accordo, ma il permesso a noi di vaccinare per ora c’è solo in pochi comuni, come Ferrara e Modena. Non vogliamo sostituire nessuno, solo dare una mano. Far sentire meglio i malati».

Come vivete un doppio dramma, il cancro e il Covid?

«I malati hanno paura, temono nonostante tutto di essere abbandonati. E noi sentiamo molto la crisi economica, la mancanza di cene, vendite, incontri, attività di tutti i tipi per sostenerci. I nostri volontari non mollano ma è dura».

di Marco Marozzi, Corriere di Bologna, 13 aprile 2021
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