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«Covid: chiuse 10mila attività»

Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna: «Siamo di fronte a una ricchezza per i territori che sparisce, a posti di lavoro che svaniscono e anche a una perdita per lo Stato in termini di gettito. La realtà è questa ed è amara»

Da un lato il Covid, dall’altro il crollo dei consumi che la stessa emergenza sanitaria ha contribuito a generare. L’effetto combinato dei due fattori ha portato alla chiusura di oltre 10mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato in Emilia Romagna. Il dato, elaborato dall’ufficio studi di Confcommercio regionale, è relativo al periodo gennaio-settembre. Vuol dire che il conto del 2020 sarà ancora più salato, anche perché le restrizioni degli ultimi mesi pesano soprattutto sul terziario. Le 10.266 cessazioni non sono compensate dalle 6.288 nuove aperture: il saldo è negativo di 3.978 unità, con il numero di imprese del settore calato a poco più di 234.800 da Piacenza a Rimini. «Numeri emblematici – osserva Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna – le cui proiezioni erano già visibili in primavera. Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia Romagna – le cui proiezioni erano già visibili in primavera. Siamo di fronte a una ricchezza per i territori che sparisce, a posti di lavoro che svaniscono e anche a una perdita per lo Stato in termini di gettito. La realtà è questa ed è amara».

II commercio fa i conti con oltre 4.300 chiusure e una riduzione del tessuto produttivo – considerando le 2.300 iscrizioni – di circa 2mila aziende. Tra i settori più colpiti, in linea con la tendenza nazionale, abbigliamento e calzature, ambulanti e distributori di carburante. Nei servizi di mercato si registrano cospicue perdite nel comparto dei bar e ristoranti: 1.200 imprese sparite in nove mesi a fronte di 500 nuove iscrizioni, con un saldo negativo di 700 unità. Non va meglio nei trasporti e nelle attività immobiliari, con oltre 600 aziende in meno. «Nel commercio – continua Postacchini – registriamo un notevole calo per i beni durevoli, il comparto dell’abbigliamento e calzature è il più rappresentativo anche in termini di fatturato e sconta in maniera pesante gli effetti della crisi». Intanto il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha evidenziato la necessità di «un vaccino economico, cioè indennizzi finalmente adeguati al crollo dei fatturati e l’utilizzo di tutte le risorse europee per rimettere in modo l’economia del Paese». «L’obiettivo per il 2021 – aggiunge il presidente di Confcommercio Emilia Romagna – è quello di resistere. Per farlo occorrono risorse. L’incertezza pesa anche perché non consente la pianificazione, bisogna uscire dalla navigazione a vista: sono necessarie riforme strutturali e regole certe che possano ridare competitività e fiducia all’economia e alle imprese». Dopo un dicembre «caratterizzato dal segno meno rispetto al 2019», una speranza è riposta nei saldi. Confcommercio nazionale stima in circa 110 euro la spesa pro-capite. In Emilia Romagna si partirà il 30 gennaio. «L’avvio – dice Postacchini – è stato posticipato facendo cadere il divieto di vendite promozionali nei giorni precedenti. Auspichiamo di poter lavorare senza interruzioni o nuove limitazioni».

Giuseppe Catapano, Il Resto del Carlino 12 gennaio 2021
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