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Le storie della seconda ondata

Intervista a Fabio Biagi: «Niente asporto mi fermo. Ma vendo i tortellini» e a Alba Ballanti «In questo modo si ammazza il commercio per sempre».

RISTORANTE BIAGI «Niente asporto, mi fermo Ma vendo i tortellini» Fabio Biagi In via Saragozza. Fabio Biagi guida il famoso ristorante Biagi in via Saragozza, uno dei templi della cucina bolognese in città. Da oggi, causa colore arancione della nostra Regione, chiude la serranda. E, a differenza di altri suoi colleghi, non farà né asporto, né consegne a domicilio. Una scelta drastica, perché? «Gli incassi già erano risicati prima che fosse una novità scegliere di cenare a casa con i menu dei più famosi ristoranti della città, figuriamoci oggi. Ho fatto serate senza neanche un servizio. Ancora peggio se attivo la consegna a domicilio e mi affido alle piattaforme di distribuzione: va tolto un 30 per cento dell’introito. Lavorerei per niente, perché i costi fissi restano. E la qualità non sarebbe la stessa». Insomma, niente tortellini di Biagi? «Per gli amanti dei nostri tortellini piccolissimi, li venderò da cuocere. Da un chilogrammo in su. Molti clienti ce li chiedono». Previsioni per il futuro? «Speriamo che tutti questi sacrifici servano per la riapertura di dicembre. Ora, però, ci cancellino tutte le spese. I ristori sono inutili: se un locale fatturava 600mila euro l’anno scorso, avere 4mila euro di aiuti sono nulla».

Alba Ballanti, titolare di FINI SPORT, il famoso negozio sportivo alla fine di via Indipendenza, ieri è stata costretta a chiudere. Effetto dell’ordinanza regionale che prescrive lo stop il sabato e la domenica delle attività di vendita oltre i 250 metri quadri. Se l’aspettava? «C’è una grande amarezza. Qui si ammazza il commercio. Il giorno clou, per noi, è proprio il sabato. Ma questa misura non colpisce solo noi. Avevamo pure attivato la sicurezza per evitare che ci fosse troppo afflusso nel weekend. Ora, anche la security che doveva scaglionare gli ingressi dovrà rimanere a casa». L’obiettivo è evitare gli assembramenti. «Sì, ma noi non siamo Zara o H&M o l’Ikea che, in effetti, richiamano un sacco di gente. Siamo un negozio grande, ma non esagerato. Speriamo che arrivi qualche specifica, che la Regione cambi idea. Altrimenti, visto che si deve salvaguardare la salute, si chiuda tutti nel weekend e amen». Oggi diventiamo arancioni: avrà ripercussioni anche per voi che, comunque, potrete restare aperti durante la settimana? «Già con il precedente Dpcm il centro era vuoto, figurarsi ora. Spero che arrivino congrui ristori».
 

Rosalba Carbutti, Il Resto del Carlino, 15 novembre 2020
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