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Campolmi: «Stremati, ci faremo sentire»

La richiesta del ristoratore: «Per cominciare dovrebbero toglierci tutte le tasse».

Domenica mattina, piazza Maggiore. Giancarlo Campolmi (in foto con la moglie Iolanda) è elegantissimo. Raggiante. Per lui, titolare del famoso Gran Bar di via D’Azeglio, è una giornata speciale: si è sposato. «Sono felice, felicissimo… Mentre parlava il premier Giuseppe Conte stavo dicendo sì in Comune a mia moglie Iolanda. Ci ha sposati l’assessore al Commercio Alberto Aitini. Adesso festeggio, ma poi dovrò pensare a quello che mi aspetta…».

Le nuove regole costringeranno i bar a chiudere alle 18: che cosa significa per il settore?
«Così si rischia di chiudere. E poi penso ai dipendenti, a chi lavora nei locali, che sono ancora in attesa della cassa integrazione. I pagamenti sono fermi a luglio».
Lei ha nove dipendenti, che cosa farà?
«Questo mese ero riuscito a evitare la cassa integrazione… La settimana prossima mi toccherà richiederla un’altra volta. Nessuno pensa a loro? Hanno famiglia, così sono in difficoltà».
Conte assicura che ci saranno ristori. Basteranno?
«Vedremo di che cosa si tratta. Dovrebbero toglierci tutte le tasse, per cominciare. Senza contare il peso degli affitti: come si possono pagare 10-12mila euro al mese in questa situazione? II rischio a questo punto non è solo una danno economico, ma anche psicologico. lo li sento i miei colleghi: sono spaventati, in ansia. Andrà a finire che ci saranno proteste, si scenderà in piazza. Dobbiamo farci sentire in qualche modo. Siamo stremati».
Crede che il governo poteva agire diversamente?
«Secondo me hanno fatto questo decreto troppo di fretta, forse non si rendono conto… Così hanno scaricato tutte le responsabilità su di noi. E la nostra categoria. Avrebbero dovuto pensare a un Iockdown notturno prima di prendere questa decisione. E oggi (ieri, ndr) non mi arrabbio, giusto perché almeno sono riuscito a sposarmi».
L’emergenza sanitaria, però, c’è. Ed è grave…
«Lo so bene. Mia moglie è un’infermiera in Chirurgia al Maggiore. Non sottovaluto il problema, anzi. Però so che il 90 per cento dei miei colleghi è in regola, ha seguito tutte le regole, i protocolli. Un altro mese di restrizioni è difficile da affrontare. E noi almeno possiamo lavorare un po’. Per i pub, i luoghi da aperitivo, è una catastrofe».

ros. carb., il Resto del Carlino, 26 ottobre 2020
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