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Tartufesta annulllata, prove di ripartenza

Valsamoggia, sagra rimandata, ma è corsa al tartufo. Giliola Mazzini, presidente della delegazione Confcommercio Ascom: «Riusciremo ugualmente a offrire il meglio a clienti e avventori»

«Anche senza sagra, Tartofla sarà un successo». È nei momenti come questi che un piccolo paesino dell’alta Valsamoggia, Savigno: duemila abitanti capaci in oltre trent’anni di affermarsi come la prima piazza del tartufo della regione, ed una delle prime in Italia, mostra la sua dote più preziosa: la capacità di restare in piedi e di dare il meglio anche nelle difficoltà.

Insomma, come un navigatore che ad una deviazione imprevista si deve riorientare, così da ieri ristoratori, negozianti, artigiani del gusto sono impegnati a reagire alla notizia dell’annullamento dei quattro fine settimana del festival internazionale del tartufo. Anche Savigno si deve arrendere alle disposizioni del nuovo decreto anti-Covid. «Decisione obbligata, ed una situazione che evolve giorno dopo giorno – allarga le braccia l’assessore al Turismo di Valsamoggia Federica Govoni -. E’ vero che la Fiera di Alba si salva, ma proprio perchè è nella categoria delle fiere internazionali. E non escludo che anche noi non si provi a certificarci in questo senso».

Per quest’anno però il danno è fatto: «L’annullamento delle tartufeste è un problema per noi e per tutto il territorio. Capiamo bene il momento. Ed è chiaro che tutto il pubblico che arrivava dall’estero e da tutto il nord Italia non potrà arrivare – commenta Luigi Dattilo di Appennino Food -. C’è una forte domanda sui mercati dell’oriente: dalla Cina e dall’Arabia. Ora siamo concentrati sul prodotto: speriamo nella nebbia, nel freddo e nell’umidità…».

Giliola Mazzini, presidente della delegazione ConfcommercioAscom aggiunge: «La sagra del tartufo è la nostra risorsa più grande, ma sono convinta che i ristoratori e le botteghe, stando aperte tutti quattro i fine settimana in un centro pedonalizzato, potranno offrire comunque il meglio a clienti e avventori, che potranno camminare all’aperto, in un contesto tranquillo godendosi il paesaggio e i sapori».

Amedeo Mongiorgi della Bottega del macellaio per l’occasione ha aperto un nuovo punto vendita: «La situazione è quella che è. Dobbiamo prenderne atto. Abbiamo appena preso in affitto temporaneo un negozio che era chiuso dove proporremo nuove ricette e nuove idee secondo la nostra storia che risale al 1898. Le nostre botteghe lavoreranno al massimo, come sempre».

In collina Stefano Italia guarda le cose con una certa distanza: «Grazie al lavoro di quanti hanno fatto affermare Savigno come paese del tartufo qui da un mese si lavora a tutto ritmo. E sono convinto che se le cose non peggiorano ulteriormente sarà così fino all’inverno. Certo che non vedremo i grandi numeri che la sagra ha fatto negli anni passati».

Gabriele Mignardi, il Resto del Carlino, 22 ottobre 2020
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