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Grand Hotel Sant’Orsola, un letto in albergo per i malati

Il progetto è nato grazie alla collaborazione tra il Policlinico e Federalberghi

Arrivi da fuori regione per un intervento programmato. Fai il tampone prima di essere ricoverato in corsia. In attesa dell’esito, invece che in reparto dormi (gratis) in albergo, dove i fattorini di due ristoranti ti portano pure pranzo e cena in camera. E, se il test è negativo, vai in ospedale.

Non manca la fantasia, in questo periodo di cambiamenti che vive la sanità, per alleggerire le corsie senza per questo chiudere le porte ai pazienti. Dopo qualche mese di sperimentazione diventerà presto realtà un progetto messo in piedi al Sant’Orsola grazie alla sua Fondazione, per dare un tetto a chi arriva a Bologna per curarsi. Nella fase sperimentale sono stati 157 i “pre-ricoveri” in albergo, grazie alla collaborazione di policlinico e Federalberghi.

Nove pazienti su dieci hanno dormito una sola notte in hotel per poi andare in ospedale per la prestazione sanitaria che dovevano fare. Gli altri sono rimasti anche due o tre notti, specialmente coloro che sono arrivati in città a cavallo di un fine settimana. E grazie alla convenzione con i locali “Ragù” e “Ruggine”, gli ospiti hanno avuto pranzo e cena. I reparti che hanno usato di più questo servizio sono stati quelli di chirurgia maxillo-facciale e chirurgia generale.

Ma adesso si pensa anche a fare un passo in più, che di fatto è l’esatto opposto. Ogni giorno al Sant’Orsola ci sono 142 persone ricoverate provenienti da fuori regione che rimangono al policlinico per più di una settimana. Esistono già diverse case di accoglienza che però non sono sufficienti a rispondere alla richiesta.

Così l’idea è quella di partire a breve con nove stanze d’albergo destinate ai pazienti che possono essere dimessi ma non possono tornare a casa per la necessità di fare controlli, esami e visite dopo un’operazione. In altre parole, gli alberghi diventano piccole “succursali” dell’ospedale, evitando così di occupare posti nei reparti che possono servire ad altri pazienti con più urgenza.

Non è finita perché la Fondazione Sant’Orsola s’è inventata pure un servizio di foresteria per i suoi dipendenti pendolari che arrivano da fuori Bologna: alcuni medici, infermieri e operatori socio sanitari che arrivano da fuori Bologna, per esigenze di turni e di orari preferirebbero dormire in città invece di fare più di un’ora e mezza di macchina per tornare a casa (a maggior ragione se il giorno dopo cominciano a lavorare presto).

A 189 dipendenti è stato infatti chiesto di compilare un questionario. Per la metà di loro il tragitto casa-lavoro assorbe tre ore della loro giornata. Sei su dieci resterebbe a dormire vicino all’ospedale una notte a settimana, ma 45 persone lo farebbero anche due volte e 29 tre. In sintesi, i pernottamenti sarebbero una trentina al giorno.

Il policlinico vuole affittare dei monolocali e bilocali chiedendo ai lavoratori un contributo di 10 euro per un posto in stanza doppia e di 15 in singola. Le prenotazioni sono già aperte sul sito della Fondazione e il servizio partirà il primo ottobre. «Essere a fianco del Policlinico, lavorando sul tema dell’accoglienza, per aver cura di pazienti e famigliari è per noi l’opportunità di realizzare in pieno uno degli obiettivi per cui siamo nati, lavorando insieme alle tante realtà che da anni mettono in campo servizi importanti in questa direzione – dice Giacomo Faldella, presidente della Fondazione Sant’Orsola -. Abbiamo detto durante l’emergenza che non ci saremmo dimenticati del personale e non è una caso che uno dei primi passi che concretizziamo in questa direzione sia proprio per medici, infermieri e operatori socio sanitari, venendo con la foresteria Sant’Orsola incontro alle esigenze dei pendolari».

R.dr., La Repubblica, 25 settembre 2020
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