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Restyling piazza Verdi, rimosse le fioriere

Spariscono i ‘gradoni’ ormai sporchi e fonte di degrado, spazio ai tavolini per allargare i dehors. Esultano residenti e commercianti

C’è chi non dimentica più i tre totem di Arnaldo Pomodoro, protagonisti di piazza Verdi dagli anni Settanta al 1990. Chi ricorda quei cubi grigi, «un po’ tristi e asettici», presi d’assalto dagli studenti più di recente, tra libri da studiare e birre sempre in mano. Chi con la mente torna invece ai container marroni e verticali del ‘Winter village’, verso cui molti si erano opposti, tanto da volerli vedere sparire. O chi, infine, si spinge fino alla vicina piazza Rossini, con il ‘prato urbano’ – provvisorio – che tanto ha fatto discutere.

L’arredo urbano del cuore dalla città da sempre è sulla bocca di tutti, e di certo non poteva passare inosservata l’ultima decisione dell’amministrazione, quella di rimuovere i gradoni costellati da alberelli in piazza Verdi. Fioriere diventate ormai negli anni simbolo di degrado, «ritrovo di punkabbestia e tossicodipendenti», che effettivamente avevano accumulato parecchia sporcizia e di certo non sembravano più un emblema di pulizia e decoro.

Ieri, nella più tipica delle scene bolognesi, diversi umarell sono rimasti a osservare attenti quella gru che, al di là delle transenne, ha finalmente fatto piazza pulita. In tutti i sensi. Al posto delle fioriere, ora, in pochi giorni arriveranno altri tavolini per far sì che il bar Piccolo & sublime possa allargare il proprio dehors, anche per fronteggiare le restrizioni imposte dal Covid: la richiesta del titolare è già stata inoltrata.

Una mossa, quella che dà vita al nuovo look di piazza Verdi, portata avanti da Alberto Aitini, assessore al Commercio e alla Manutenzione del patrimonio e del verde pubblico, per fare incrociare due priorità dell’amministrazione: la sicurezza dei bolognesi e l’attenzione alla ripartenza delle attività segnate dalla pandemia. Il comitato di piazza Verdi e dintorni esprime soddisfazione massima.

«La decisione è stata presa a seguito delle proteste reiterate da parte di cittadini e commercianti – sottolinea il presidente Ciavatti –: quel finto giardino era diventato il teatro di una rappresentazione squallida e illegale. Togliere piante e sedute infarcite di schifezze varie si era reso necessario». E fa quasi strano vedere residenti e commercianti della zona, per una volta, concordare all’unisono sulla necessità di intervenire e rimuovere le fiorere.

L’auspicio, adesso, è che quel vuoto non sia riempito nuovamente dagli stessi frequentatori dei gradoni, magari seduti a terra invece che a fianco degli arbusti. «Speriamo che si colga l’occasione per mettere in atto l’atteso piano per l’area fatto di controlli, cultura, recupero sociale – sottolineano ancora dal comitato –. Gli alberi sono utili e necessari, ma vanno difesi e rispettati, altrimenti diventano inciampi. In attesa di tempi migliori si tolgano pure queste maltenute radure, ma prosegua o parta l’impegno a costruire bellezza e cultura».

Da Palazzo d’Accursio, intanto, filtra come le fiorire non finiranno nel ripostiglio: due saranno riutilizzate in centro, tre in periferia.

Francesco Moroni, il Resto del Carlino, 18 settembre 2020

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