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Anaste: emergenza Covid-19 ed il ruolo del settore socio-sanitario

Anaste, Associazione Nazionale Strutture per la Terza Età – affiliata a Confcommercio Imprese per l’Italia e che rappresenta, a livello nazionale, strutture autorizzate ed accreditate dai servizi socio-sanitari pubblici operanti nel settore socio-sanitario ed assistenziale (di seguito, “Anaste”) – ritiene doveroso rilasciare il presente comunicato stampa, per evidenziare il ruolo svolto dalle proprie associate (Residenze Sanitarie Assistenziali, Case Residenze per Anziani e Residenze Protette; di seguito, “Strutture Socio Sanitarie”) nella gestione dell’emergenza epidemiologica Covid-19.

Preliminarmente, è opportuno evidenziare come le Strutture Socio Sanitarie, che Anaste si onora di rappresentare, abbiano svolto un ruolo essenziale nella tutela della popolazione ospitata, caratterizzata tendenzialmente da anziani non autosufficienti, nonostante il Governo, le Regioni e gli Istituti preposti, abbiano di fatto abbandonato tutto il comparto, in detta emergenza, non dimenticando la preesistente difficoltà economica dovuta al fatto che gli importi delle rette pagate dalle ASL di tutte le Regioni sono fermi al 2012, con un’ulteriore decurtazione del 5% imposta dalla revisione della spesa pubblica (decreto legge 95 del 2012).

Numerose sono state le istanze e le richieste al Governo per avviare un confronto urgente, anche mediante l’istituzione di tavoli tecnici o commissioni permanenti, rimaste a tutt’oggi prive di riséontro.

E tuttavia, le Strutture Socio-Sanitarie – pur avendo sofferto (inizialmente) la tardività di linee guida chiare ed univoche da parte degli Enti Pubblici preposti (quali l’Istituto Superiore di Sanità), ed in assenza (ad oggi) di risorse aggiuntive da destinarsi al settore da parte del Governo – hanno condotto una battaglia, in solitaria, con risultati sorprendenti nella
lotta al coronavirus e nel contenimento del Covid-19.

I riflettori mediatici, che inizialmente ( e con una certa superficialità) hanno tacciato le Strutture Associate di responsabilità legate ai decessi registrati in seno alla popolazione ospitata, hanno finalmente acceso un dibattito di senso opposto, da ritenersi fondamentale e strategico, riguardante la centralità della tutela della salute degli anziani, rientranti tra le fasce
più deboli della società.

L’Italia è un Paese a scarsa natalità, ma con un elevato numero di persone anziane; solo oggi, tuttavia, si sta prendendo coscienza delle esigenze specifiche del settore, in ragione della diffusione del coronavirus, che sfortunatamente ha avuto un impatto proprio sulle fragilità degli anziani

Tale dibattito, allo stato attuale, è rimasto relegato ad un mero livello di dibattito mediatico, laddove la politica non ha ancora ideato o realizzato un compiuto programma di tutela degli anziani e di rafforzamento del settore socio-sanitario accreditato o privato, cui è delegata l’assistenza della popolazione anziana, per larga parte non autosufficiente e che non
potrebJ;>eu sufruire di adeguata assistenza, se non all’interno delle Strutture Socio Sanitarie.

Anche in tale fase di estrema criticità, difatti, le tutte le predette strutture – con sforzi immani, ed impiego di risorse proprie – hanno contribuito a contrastare la diffusione del Covid-19, limitando sensibilmente i contagi tra la popolazione ed i decessi, nonostante l’inc;idenza del Sars-Cov-2 si sia concentrata sui pazienti con oltre 70 anni di vita.

Numerose sono le Strutture su tutto il territorio nazionale che per la gestione dell’emergenza epidemiologica – pur non avendo esperienza pregressa in tal senso (o ricevuto adeguato supporto dagli Enti pubblici preposti) – hanno creato “reparti covid”, con allestimento di nuclei specifici, attivazione di procedure di isolamento ed implementazione di
adeguati protocolli di sicurezza, con una risposta forte ed adeguata.

Nell’adottare tali misure – e contrariamente a quanto superficialmente rappresentato in determinati contesti, mediatici o politici – il settore socio-sanitario privato ed accreditato ha offerto, di contro, prova di grande efficienza, dimostrando competenza ed eccellenza nei servizi resi, anche in tale ultima, drammatica, esperienza.

Ugualmente, rispetto al tema dei decessi ed alla luce dei dati raccolti a livello nazionale è opportuno chiarire come l’incidenza e la diffusione del Sars-Cov-2 è stata fortemente contrastata dalle Strutture Socio Sanitarie, rendendo possibile una scarsa incidenza del virus sui pazienti ospitati e sul personale impiegato.

È necessario ed indifferibile, a questo punto, che il Governo, di intesa con le Associazioni di categoria rappresentative del settore socio-sanitario ed assistenziale, istituisca una cabina di regia, che tracci le linee guida di un piano rilancio economico e di potenziamento del settore socio-sanitario ed assistenziale privato; anche in funzione di eventuali nuove ondate epidemiologiche.

Al contempo, è necessario riconoscere il ruolo impagabile svolto dagli operatori privati, accreditati e non con il Sistema Sanitario Nazionale, nonchè del personale impiegato, che hanno dato prova di grande competenza e di coraggio nell’affrontare un nemico subdolo, quale il coronavirus, garantendo continuità assistenziale a migliaia di anziani, pur
nelle difficoltà di un’emergenza inimmaginabile.

Il Presidente di Anaste Nazionale
Prof. Alberto De Santis

La Repubblica, 18 luglio 2020
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